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17.5.2012


Luciano Bertuccioli

INTERVISTA


Federico Rossini

Quando ero ragazzo io, alla fine degli anni settanta, il mondo  era diverso, culturalmente, socialmente  e tanti altri 'mente' che potete aggiungere a piacimento.  Senza IPhone o Pc o tablet vari, con altri Miti, con diverse aspirazioni, ma con  sentimenti molto simili a quelli di un  ventenne di oggi. Lo sguardo rivolto al futuro, con preoccupazione, speranza, incertezza, progetti.  E' l'età nella quale ci si misura con la realtà, l'età delle scelte importanti, l'età del confronto con il mondo adulto. I nostri ragazzi, i giovani che militano nella Vis Pesaro, hanno già saputo raccogliere questa sfida, hanno già superato  una selezione,  hanno cercato in loro il talento, hanno sofferto e lavorato, sono stati capaci di mostrare il loro valore. Sanno giocare a calcio, ma non solo, lo sanno fare in un contesto difficile e impegnativo. Ecco perchè, con un anno in più sulle spalle, chi ha resistito, con umiltà e bravura, sa di poter affrontare la sfida più difficile: riconfermarsi ad alti livelli e migliorare. Sono il capitale vero della Vis, sono coloro che, crescendo, possono far crescere tutta la squadra. Incontriamo Federico Rossini, altro rosso talentuoso, ascoltiamo le sue confidenze, ringraziando , insieme a lui, tutti i ragazzi che così bene hanno fatto in questa stagione.

Caro Federico, raccontami la tua prima stagione in serie D...

"Il bilancio finale è positivo. All'inizio pensavo di non poter avere spazio, poi gli allenatori mi hanno dato fiducia e ho iniziato ad avere spazi che ho sfruttato cercando di dare il massimo. Tutto sommato una stagione positiva per me".

Hai sfoderato ottime  prestazioni , utili alla squadra. Non è da tutti far gol all'Ancona, al Teramo, con tanto di doppietta nella partita decisiva per la salvezza...

"Sono occasioni che ho saputo sfruttare grazie ai miei compagni e alla mia attitudine di attaccante. A questo proposito vorrei ringraziare tutti coloro che mi hanno aiutato, da mio padre,  al direttore Leonardi, i miei già citati compagni di squadra e i miei amici. Nei momenti difficili mi hanno spronato a non mollare, a continuare nel lavoro e nella convinzione di poter fare bene".

Come è il tuo rapporto con i compagni di spogliatoio?

"Ottimo, veramente, e non lo dico per convenzione. Quando si sta bene in gruppo è più facile giocare bene".

Tu vieni dalle giovanili della Vis Pesaro, la tua carriera è stata tutta biancorossa?

"Fino alla quinta elementare giocavo nel Cattabrighe, poi sono venuto alla Vis, e ci sono rimasto. Unica pausa, l'anno scorso ho militato nel Vigor Pollenza, in Promozione. Per motivi di studio ero a Macerata e mi son cercato una squadra in zona. Comunque una esperienza positiva anche quella".

Tu hai venti anni. Oltre il calcio, cosa c'è nella tua vita?

"Il calcio per me è una passione, forte, importante. Poi c'è l'università, lo studio,con il quale cerco di specializzarmi in Informatica Applicata ad Urbino,  programmazione di sistemi informatici. Purtroppo i risultati non sono brillanti e devo cercare di impegnarmi di più. E' naturale guardarsi attorno e cercare di ottenere qualcosa per la mia vita. Mio padre, che fra le altre cose, è allenatore di calcio e mi ha sempre seguito, mi sollecita in questo senso e non posso dargli torto".

La tua consapevolezza sa di realismo...

"Certamente, non posso non cercare di realizzare qualcosa che mi dia prospettive anche dal punto di vista economico".

Hai altre passioni oltre il calcio?

"Sono piuttosto tranquillo, mi piace stare con gli amici, seguire lo sport, tifo per la Roma. La mia famiglia paterna è romana  e  ho ereditato il tifo per Totti and company".

Come ti sei trovato con Ferruccio Bonvini, allenatore subentrato a stagione in corso?

"Molto bene, davvero. Ci  è stato molto vicino. Per noi è stato facile lavorare con lui, anche se i risultati all'inizio non erano favorevoli. Poi abbiamo trovato il bandolo della matassa e siamo riusciti a concretizzare con i risultati le buone cose che facevamo in allenamento".

C'è una ricetta giusta per far bene, per cambiare le cose volgendole al positivo, come hai fatto tu e i tuoi compagni?

"L'impegno, il lavoro, la determinazione per  convincere la buona sorte nel girare dalla parte giusta. Penso che sia stato importante, per noi, l'atteggiamento che ognuno ha messo nel  cercare quello che poteva essere più utile alla squadra, prima che a noi stessi. Questo è stato importante. Nel calcio più dai e più ricevi".

Quale é stata l'emozione più forte che hai provato quest'anno?

"Oltre l'esordio ad Atessa, quei dieci minuti giocati in apnea, con la fortuna di aver fatto l'assist a Paoli, senza dubbio il gol all'Ancona. Già entrare da titolare era talmente emozionante da far tremare le gambe, infatti nei primi minuti ero davvero  un pò frastornato, poi mi sono sbloccato e far pure gol è stato il massimo. Devo dire che pure la doppietta con la Santegidiese, con il risultato che mi metteva al sicuro, è stata una gioia pazzesca".

Come  immagini Federico tra dieci anni, pensi mai al futuro?

 "Non ne ho idea, non riesco ad immaginarmi, non ho ancora fatto scelte determinanti. Vivo il presente e non è facile immaginarsi con una realtà che cambia così velocemente. Intanto spero di essere riconfermato alla Vis  per il prossimo anno, e pure cercando di fare meglio".

Avessimo la bacchetta magica,  potendo andare in vacanza ora, dove andresti?

"Amo Roma e ci tornerò sicuramente a breve, avendo dei parenti là, però devo dire che un paio di anni fa sono stato quindici giorni a Malta. E' bellissimo e mi piacerebbe tornarci".

 

I sogni sono pensati per essere realizzati.  Anche noi sogniamo una Vis Pesaro giovane, pulita, che esprima un bel gioco, che sappia primeggiare e lottare per conquistare altre  categorie, uno stadio pieno, una città che si appassiona di calcio. Alcune di queste cose sono già realtà, altre verranno. In mezzo ci sta il lavoro di tutti, ci sta la crescita di questi giocatori che hanno tutte le qualità per emergere. La giusta umiltà non è in contraddizione alle certezze già conquistate, è solo lo strumento morale per non sentirsi arrivati,  avere la forza e la convinzione giusta per fare il salto di qualità necessario. Questi ragazzi possono farlo, e lo faranno.

Grazie Federico.

 

 

                                                                        Luciano   Bertuccioli

 


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